Crediutuel’s Weblog











{Agosto 27, 2008}   IL PASOLINI DELLA LIGURIA

Piccolo retroscena: chi fa il nostro mestiere ha la fortuna di fare parte di tante giurie, di partecipare a mille scelte, di conoscere mondi completamente diversi. E, spesso, in queste situazioni, appena si nomina la parola «intellettuale genovese» scatta quasi un riflesso pavloviano: per cui l’intellettuale è sempre lo stesso cantautore, lo stesso cabarettista impegnato, lo stesso architetto, lo stesso disegnatore (bravissimo, peraltro, gli sia lieve la terra), la stessa attrice che è stata adottata dalla nostra città, la stessa Nanda. (…)

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=286153



È ora di dire no a Putin, per il bene della pace e per il bene della Russia, se è vero come è vero che la sorte della Russia sta a cuore a tutta la gente libera che ha gioito della fine dell’Unione Sovietica e del comunismo che viene dal freddo. Il problema è che Putin non ha gioito affatto per la fine dell’Urss e la rivuole indietro. E rivuole un mondo che ne abbia timore, più che rispetto. E, quel che è peggio, il governo – siamo tentati di chiamarlo regime – alimenta in questi mesi e questi anni una febbre di guerra fra i russi che si sentono sul carro armato, rivogliono essere – ecco la parola – una «superpotenza» e non soltanto una potenza.

Io ho sbattuto il muso contro il nuovo bonapartismo russo quando credevo, presiedendo la commissione Mitrokhin, che Putin, grande fraterno amico del presidente Berlusconi si comportasse come il presidente di un governo democratico che si è finalmente liberato dalla dittatura non soltanto comunista, ma del Kgb. Errore: Putin chiarì che lui e i suoi «sono» il Kgb. Arruolai allora segretamente, attraverso i buoni uffici dei grandi fuggiaschi russi di Londra (intellettuali come Vladimir Bukovsky) un giovane eroe fin troppo puro come Alexander Litvinenko e qualcuno venne da Mosca per avvelenarlo il primo novembre del 2006. Morì fra atroci dolori il 23 di quel mese. Nel marzo successivo la Procura britannica accusò l’ex tenente colonnello del Kgb Andrei Lugovoi di essere l’assassino e ne chiese l’estradizione a Mosca.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=286004



Il Comitato centrale, riunitosi a seguito della conclusione del congresso nazionale del Pdci, ha rieletto segretario del partito Oliviero Diliberto. Confermate anche le cariche del presidente, Antonino Cuffaro, e del tesoriere Roberto Soffritti. I componenti della minoranza guidata da Katia Bellillo hanno deciso di non entrare nel Comitato centrale, per protestare, spiega Luca Robotti, uno dei promotori della seconda mozione congressuale, contro il «mancato rispetto del pluralismo». Nel Pdci sarà severamente vietato formare correnti e fare propaganda o assumere atteggiamenti contrari alle decisioni degli organismi ufficiali del partito. È questa la novità del quinto congresso del Pdci. Ieri sera i delegati, in seduta segreta, hanno confermato la validità della norma statutaria sul centralismo democratico. Nel suo intervento conclusivo, Oliviero Diliberto ha sottolineato che questa regola dovrà essere «assolutamente rispettata da tutti», pena sanzioni severe. Lo stesso segretario del Pdci ha ammesso che negli ultimi anni questo principio del comunismo non era di fatto più rispettato. «Fino a quando sarò segretario del partito intendo – ha sottolineato – far rispettare questa regola, anche perchè non potremo andare all’incontro con il Prc in ordine sparso. In questo dobbiamo essere tetragoni e ricordare che la nostra cultura è quella marxista e leninista». Un altro giro di vite è stato annunciato da Diliberto sul tesseramento: «I militanti che non verseranno la quota annuale verranno ‘damble’ espulsi dal partito.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=77304



Abbiamo letto e riletto tante volte, in questi decenni resi liberi dalla distruzione del fascismo e razzismo, dal sangue dei partigiani, dalle rivisitazioni angosciate del Giorno della Memoria, il «Manifesto della razza», firmato da una decina di personaggi sconosciuti (tra essi due zoologi) detti, a quel tempo «scienziati», ma anche da un illustre clinico (Nicola Pende) che ha poi compiuto il meglio della sua carriera e ricevuto gli onori più alti nell’Italia libera, troppo presto smemorata dopo l’orrore del fascismo. Ad ogni lettura ognuno di noi ha provato un senso di repulsione e di ridicolo, di delittuoso e di assurdo, di estrema ignobiltà ma anche di pauroso vuoto di cultura (parlo di cultura comune, generale) e di rispetto per se stessi. Immaginate quegli «scienziati» nell’atto di firmare. E intravedete un abisso di viltà così profondo da sfidare e disorientare l’immaginazione. Chi può disprezzare a tal punto se stesso? è la domanda triste e inevitabile. Quello che non ci saremmo mai aspettati, neppure il più pessimista o il più scettico di noi, sul mistero e le fenditure della natura umana, era di rileggere il «Manifesto della razza» (allora opportunamente ripubblicato sulla rivista «Difesa della razza» di Telesio Interlandi e Giorgio Almirante) come un documento dei nostri giorni, del nostro tempo. Per esempio, rileggete questa frase del «Manifesto», e immaginatela scritta o pronunciata in un ideale sequenza documentaria di ciò che è davvero accaduto nell’aula di Montecitorio alle ore 13 di mercoledì 16 luglio: «È tempo che gli italiani si proclamino francamente razzisti».

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=77278



{Luglio 3, 2008}   Le tappe del sequestro

23 febbraio 2002 Ingrid Betancourt è rapita mentre conduce la sua campagna presidenziale in una roccaforte delle Farc, nel sud della Colombia. Con lei, sequestrata anche la direttrice della sua campagna elettorale, Clara Rojas. 2-22 luglio 2003 Il marito di Betancourt, Juan Carlos Lecompte, e sua sorella Astrid attendono nella cittadina di Tabatinga, in Brasile, che le Farc rilascino Ingrid. I guerriglieri avevano dichiarato che l’avrebbero liberata per le sue cattive condizioni di salute. Ma il rilascio non avviene. 30 agosto 2003 Viene diffuso il primo video di Betancourt dall’inizio della sua prigionia. 10 gennaio 2008 Le Farc rilasciano l’assistente di Betancourt, Clara Rojas, e l’ex deputata Consuelo Gonzalez. 1 marzo 2008 Le forze di sicurezza colombiane uccidono Raul Reyes, comandante delle Farc. 2 luglio 2008 Il ministro della Difesa della Colombia, Juan Manuel Santos, annuncia la liberazione di Ingrid Betancourt, di tre contractor americani rapiti un anno dopo e di 11 tra agenti e soldati colombiani.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76819



eccetera