Il presente e il futuro spazzati via in un colpo. Da un assassino: un uomo ubriaco e drogato al volante. In posti come Romano di Lombardia, provincia di Bergamo, certe tragedie lasciano il segno. Chiedere di Giambattista Ambrosini, 56 anni, che la notte scorsa ha pagato con la vita colpe non sue, significa incrociare gli sguardi mesti di chi lo conosceva da sempre, tanti solo di «vista» perché era una persona piuttosto nota in paese. Il merito è dell’associazione di ballo di cui era il referente e che aveva fondato assieme ad altri appassionati. Divertimento «semplice», niente follie. Quelle abitano da un’altra parte, non nella «bassa orientale» come indicano in testa i giornalini della zona. Giambattista invece abitava in via Crema, appena fuori dal centro. Passa di qui una piccola processione per un abbraccio, una parola d’affetto, per testimoniare la vicinanza al dolore in un sabato che doveva essere di festa. I familiari, per primi la moglie e i tre figli, adesso lottano con i cronisti a caccia di una frase, un urlo di rabbia contro il marocchino irregolare responsabile del disastro. «Lasciateci in pace, smettetela di tormentarci», grida però la donna. In casi come questi, la sete di giustizia arriva solo dopo aver sfogato le lacrime.Parlano i conoscenti di Giambattista, allargano le braccia i compagni del circolo «Amatori ballo» in piazza Montecatini. «Cosa vuole che le racconti? Era un uomo che non ha fatto altro che lavorare per tutta una vita».
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=303009