Crediutuel’s Weblog











Stava camminando all’imbrunire, quando è stata avvicinata da un uomo a bordo di un motorino. La dinamica dello scippo è tristemente della più classiche. È stata scippata così, da un motociclista, mentre camminava in via Cimarosa. L’episodio è avvenuto ieri sera, intorno alle 20.40, all’angolo con via Monferrato. Rosalba C., 53 anni, ha raccontato alla polizia di essere stata avvicinata da un uomo alla guida di un ciclomotore che le ha strappato la borsa e poi è fuggito. Nella borsetta di pelle, di griffe italiana, la donna custodiva circa 150 euro, il libretto degli assegni, il cellulare, le chiavi di casa e la carta di credito.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=280024



Il premier Erdogan La settimana in cui la magistratura turca potrebbe dichiarare fuori legge il partito di governo insieme al premier Recep Tayyip Erdogan e il presidente Abdullah Gul si è aperta con un doppio attentato a Istanbul, nel quartiere popolare di Gungoren, nella parte europea della città, il cui bilancio è di 17 morti e oltre 150 feriti, di cui una cinquantina ancora ricoverati. Mentre fioccano le condanne e gli attestati di solidarietà internazionali, i media e l’opposizione laica accusano i terroristi curdi del Pkk. Ma le autorità rimangono più prudenti. «Sembra esserci un legame i separatisti. Ci stiamo lavorando, speriamo di avere dei riscontri il prima possibile», ha dichiarato alla stampa il governatore della città, Muammer Guler. Erdogan, arrivato da Ankara dopo aver cancellato una riunione del Consiglio dei ministri, ha lanciato un appello all’unità nazionale. «Oggi è il giorno dell’unità nazionale – ha detto – ancora oggi ci troviamo di fronte al terrore. Sono 30-35 anni che la Turchia si oppone al terrore. Non posso fare politica da questi microfoni. Non si può fare politica davanti ai morti e al sangue. Questo voglio dire. Oggi dobbiamo essere uniti». Secondo la Cnn turca, che cita fonti della polizia, le indagini stanno puntando proprio sul Pkk, il Partito dei lavoratori del Kurdistan nel maggio 2007 rivendicò un attacco suicida in una via commerciale di Ankara che provocò 7 morti.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=77527



«Se le parole d’ordine sono frasi offensive e volgari contro la magistratura, se gli atti di legge sono quelli di tagliare i fondi per la sicurezza, se la preoccupazione prioritaria del Governo è quella di rendere immune da ogni legge il presidente del Consiglio, quale segno, quale fiducia, quale speranza possono coltivare i cittadini?». Walter Veltroni torna a parlare di giustizia, terreno su cui il dialogo con la maggioranza è ormai irrimediabilmente spezzato. Venerdì, il colpo di grazia finale: Maurizio Gasparri, capogruppo Pdl alla Camera, definisce «una cloaca» il Csm. E Berlusconi torna ad attaccare il segretario Pd: è colpa sua, sostiene Berlusconi, se in Parlamento ci sono «frange estremiste e giustizialiste».Ma Veltroni non ci sta, e manda un messaggio rivolto soprattutto alla Lega: «Se si vuole proseguire con il federalismo – dice – bisogna evitare commistioni indebite con una riforma della giustizia che favorisce pochi cittadini». Insomma, niente dialogo sul federalismo fiscale se il governo ne approfitterà per inserire riforme all’ordinamento giudiziario che prevedono, per esempio, il ritorno dell’immunità parlamentare. «Se si pensa di fare un link tra l’approvazione di misure come l’immunità parlamentare e il federalismo – ribadisce Veltroni – si ferma tutto. La riforma istituzionale si porta appresso il federalismo – aggiunge – perché il contesto del federalismo sono le riforme istituzionali e non misure sulla giustizia volte a favorire pochi eletti cittadini».

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=77272



Il Comitato centrale, riunitosi a seguito della conclusione del congresso nazionale del Pdci, ha rieletto segretario del partito Oliviero Diliberto. Confermate anche le cariche del presidente, Antonino Cuffaro, e del tesoriere Roberto Soffritti. I componenti della minoranza guidata da Katia Bellillo hanno deciso di non entrare nel Comitato centrale, per protestare, spiega Luca Robotti, uno dei promotori della seconda mozione congressuale, contro il «mancato rispetto del pluralismo». Nel Pdci sarà severamente vietato formare correnti e fare propaganda o assumere atteggiamenti contrari alle decisioni degli organismi ufficiali del partito. È questa la novità del quinto congresso del Pdci. Ieri sera i delegati, in seduta segreta, hanno confermato la validità della norma statutaria sul centralismo democratico. Nel suo intervento conclusivo, Oliviero Diliberto ha sottolineato che questa regola dovrà essere «assolutamente rispettata da tutti», pena sanzioni severe. Lo stesso segretario del Pdci ha ammesso che negli ultimi anni questo principio del comunismo non era di fatto più rispettato. «Fino a quando sarò segretario del partito intendo – ha sottolineato – far rispettare questa regola, anche perchè non potremo andare all’incontro con il Prc in ordine sparso. In questo dobbiamo essere tetragoni e ricordare che la nostra cultura è quella marxista e leninista». Un altro giro di vite è stato annunciato da Diliberto sul tesseramento: «I militanti che non verseranno la quota annuale verranno ‘damble’ espulsi dal partito.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=77304



Abbiamo letto e riletto tante volte, in questi decenni resi liberi dalla distruzione del fascismo e razzismo, dal sangue dei partigiani, dalle rivisitazioni angosciate del Giorno della Memoria, il «Manifesto della razza», firmato da una decina di personaggi sconosciuti (tra essi due zoologi) detti, a quel tempo «scienziati», ma anche da un illustre clinico (Nicola Pende) che ha poi compiuto il meglio della sua carriera e ricevuto gli onori più alti nell’Italia libera, troppo presto smemorata dopo l’orrore del fascismo. Ad ogni lettura ognuno di noi ha provato un senso di repulsione e di ridicolo, di delittuoso e di assurdo, di estrema ignobiltà ma anche di pauroso vuoto di cultura (parlo di cultura comune, generale) e di rispetto per se stessi. Immaginate quegli «scienziati» nell’atto di firmare. E intravedete un abisso di viltà così profondo da sfidare e disorientare l’immaginazione. Chi può disprezzare a tal punto se stesso? è la domanda triste e inevitabile. Quello che non ci saremmo mai aspettati, neppure il più pessimista o il più scettico di noi, sul mistero e le fenditure della natura umana, era di rileggere il «Manifesto della razza» (allora opportunamente ripubblicato sulla rivista «Difesa della razza» di Telesio Interlandi e Giorgio Almirante) come un documento dei nostri giorni, del nostro tempo. Per esempio, rileggete questa frase del «Manifesto», e immaginatela scritta o pronunciata in un ideale sequenza documentaria di ciò che è davvero accaduto nell’aula di Montecitorio alle ore 13 di mercoledì 16 luglio: «È tempo che gli italiani si proclamino francamente razzisti».

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=77278



Nato nel fuoco dell’Inferno per volontà di alchimisti nazisti – sono ancora loro la personificazione più spaventosa del male sulla terra – Hellboy, il ragazzo diavolo, pelle rossastra e corna spuntate, viene salvato durante la Seconda guerra mondiale dal dott. Broom. Che come Geppetto lo rimette al mondo. O meglio lo ributta in mezzo alla bolgia dalla parte degli americani. Il ragazzetto cresce, e cresce, diventando un coriaceo super-eroe col pugno di pietra e il revolverone, rozzo, sbrigativo, simpatico al servizio del BPRD, l’Istituto per la ricerca e la difesa del paranormale collegato all’FBI. Naturalmente basta poco per rendersi conto che anche ‘da questa parte’ ci stanno pazzie e incomprensioni e che ti voltano facilmente le spalle quando non sei catalogabile. Hellboy è un anomalo: vorrebbe essere considerato umano ma è solo tollerato finchè è utile alla sicurezza nazionale. Dovrebbe nascondersi alla vista della gente (anche se ama apparire in tv) e vive nei sotterranei del BPRD con tanti gatti e la sua amata Liz, che a 11 anni si infuocò per la prima volta sterminando involontariamente la famiglia e scoprendo i suoi poteri.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=77232



Don Gallo Genova, la città del G8, della scuola Diaz, della caserma Bolzaneto. Genova che non dimentica. Genova sette anni dopo, Capitale dei Diritti Umani. Da oggi e fino al 26 luglio il capoluogo ligure sarà teatro di incontri, convegni, presentazioni di libri, anche concerti, per festeggiare i 60 anni dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo: e tra i protagonisti dell’evento in prima fila il sindaco Marta Vincenzi, e poi Nando Dalla Chiesa, Manu Chao, Don Gallo, Don Ciotti, magistrati, scrittori, registi, giornalisti, a parlare di tutti i diritti, quelli dei deboli, quelli sociali, quelli violati, quelli di chi non ce li ha. Non solo, Genova città della Costituzione: e Gherardo Colombo, pubblico ministero di «Mani Pulite», è stato chiamato a fare una lezione sui valori costituzionali proprio nell’aula consiliare, perché anche i luoghi sono simboli. Soprattutto a Genova, con la giunta a soqquadro per le accuse di corruzione e la sfida morale che è scaturita anche da questi ultimi avvenimenti. «Quella del G8 è una ferita per chi è stato picchiato, ha subito violenze, abusi, torture, e anche per Genova. Non basta il verdetto di un tribunale di fronte a queste cose. Quello che è avvenuto in quei due giorni tra la Diaz e Bolzaneto, non è avvenuto mai in nessuna democrazia occidentale – spiega Nando Dalla Chiesa, che insieme al sindaco Vincenzi ha organizzato la manifestazione -.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=77202



Sette anni dopo a piazza Alimonda. In un migliaio hanno partecipato al corteo per ricordare Carlo Giuliani, ucciso il 20 luglio del 2001 durante il G8. Tra gli altri, erano presenti i genitori del giovane, Heidi e Giuliano Giuliani, quindi don Gallo, Mark Cowell, il manifestante britannico picchiato nel corso dell’irruzione delle forze dell’ordine nella scuola Diaz e ricoverato in ospedale in condizioni serie, l’ex ministro per la Solidarietà sociale Paolo Ferrero (Rifondazione Comunista) insieme al collega di partito ed ex senatore Giovanni Russo Spena.Presente anche Vittorio Agnoletto, parlamentare europeo e all’epoca portavoce del movimento no global. Ad animare la commemorazione, una banda musicale di rom e, a più riprese, con la sua chitarra Andrea Rivera. Allo scoccare delle 17.25, ora in cui venne ucciso Carlo, è stato osservato un minuto di silenzio mentre il padre del giovane ucciso 7 anni fa da un carabiniere ha ricordato quella tragedia: «Sette anni fa furono sparati due colpi diretti, non in aria. Uno dei due prese Carlo sotto l’occhio sinistro. Poi si è tentato di inventare il peggio, la pietra che fece deviare il proiettile e così via, ma la verità resta quella evogliamo che sia affermata e diciamo ancora una volta, per questa battaglia di verità, grazie Carlo, grazie Carlo». A queste parole è scoppiato un lungo applauso dei manifestanti.Pochi istanti dopo, in piazza è riecheggiata la voce di Carlo Giuliani che, ancora molto giovane, aveva letto alcune lettere di condannati a morte della strage del Turchino compiuta dalle SS nel 1944: «Tredici anni fa – ha spiegato il padre Giuliano – per un servizio televisivo sulla resistenza, preparammo un documento sul Sacrario del Turchino e pensammo fosse giusto e importante leggere le lettere dei condannati a morte, molti dei quali giovanissimi.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=77303



{Luglio 4, 2008}   La Betancourt con i figli:

Bogotà – Dopo sei anni nella giungla della Colombia prigioniera delle Farc, Ingrid Betancourt ha potuto finalmente riabbracciare i suoi figli Melanie e Lorenzo, arrivati da Parigi con il ministro degli esteri francese Kourchner. Un abbraccio commovente a bordo dell’aereo appena atterrato, commovente come quello di ieri con la madre, quando Ingrid è arrivata, in tuta mimetica, in una base militare. Libera, dopo sei lunghi anni di paura e di speranza, di appelli internazionali e di mediazioni fra governi con le Farc sempre falliti. Un incubo che sembrava senza fine per la donna franco-colombiana ex candidata alla presidenza della Colombia. Poi ieri sera la agenzie di tutto il mondo, i siti internet, le Tv, hanno iniziato il tam tam sulla liberazione. Era fatta.

Blitz frutto di inganno e intelligence La liberazione è stata un “capolavoro” militare e di intellegence basato sull’inganno e studiato con cura per mesi: il blitz dell’esercito colombiano è scattato. Ingrid Bentacourt e altri 14 ostaggi (11 militari e tre americani) in mano alle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (Farc), sono stati “prelevati” dalla giungla nel sud del paese senza sparare un solo colpo, e riportati a Bogotà sani e salvi.

L’Operazione Scacco, come è stata spiegata dal ministro della Difesa Juan Manuel Santos e confermata dalla testimonianza della stessa Betancourt, è partita da una infiltrazione del vertice delle Farc, grazie alla quale è stato inviato un falso messaggio al gruppo di guerriglieri che detenevano il gruppo di ostaggi.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=273503



Israele ha riaperto domenica i valichi di frontiera con Gaza, quattro giorni dopo averli serrati come reazione al lancio di razzi al-Qassam contro il suo territorio, ennesima violazione del cessate-il-fuoco con le milizie di Hamas nella Striscia di Gaza. Dalle otto del mattino ora locale, i valichi di frontiera di Karni e Sufa, così come quelli per il transito di combustibile di Nahal Oz e per le persone ad Erez, sono ritornati in attività, anche se ancora con parziali restrizioni. Entrano così in giornata a Gaza un’ottantina di camion carichi soprattutto di aiuti umanitari, il che dovrebbe alleviare il ferreo blocco imposto da Israele alla Striscia da quando, un anno fa, Hamas ne ha preso il controllo. La decisione di riaprire i valichi è stata presa nella notte dopo consultazioni telefoniche tra il ministro della difesa, Ehud Barack, il suo numero due, Matan Vilnai, e i servizi di intelligence militare e civile interno, lo Shin Bet, scrive il quotidiano israleiano Haaretz. Nel quadro della tregua, Israele aveva alleviato l’accerchiamento circa una settimana fa riaprendo i valichi rimasti per mesi inattivi. Tuttavia, prima la Jihad islamica -in risposta all’uccisione di uno dei suoi leader in Cisgiordania- e poi le Brigate dei Martiri di al-Aqsa avevano violato la tregua lanciando razzi al-Qassam e colpi di mortaio verso le località limitrofe di Israele, senza comunque causare vittime né danni. Israele allora aveva di nuovo chiuso i valichi con Gaza, riaperti in virtù dell’accordo raggiunto con la mediazione egiziana lo scorso 19 giugno.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76712



eccetera